Alessandro Angeli, La lingua dei fossi
Posted on | marzo 9, 2010 | No Comments
Ci sono molti punti oscuri nella morte di Domenico Tiburzi, detto Menico o Domenichino, il leggendario brigante della Maremma, ma nella finzione romanzesca il racconto della vita e della morte dell’eroe popolare (o bandito, dipende dai punti di vista) non illumina i molti dubbi su come realmente si svolse il conflitto finale tra le forze dell’ordine e il bandito.
Si sa per certo che il cervello del Tiburzi era così spappolato che inutilmente approdò sul tavolo autoptico del Lombroso. Neppure Luciano Fioravanti, il giovane luogotenente del Tiburzi, cui l’autore del romanzo dà la funzione di narratore-testimone, e che assistette alla morte di Menico, ci dice con esattezza come andarono le cose in quell’Ok Corral della casa colonica “Le Forane” nei pressi di Capalbio nella notte del 1896 quando il Tiburzi rese l’anima all’inferno.
Domenichino era un delinquente per la sbirraglia, un eroe per il popolo della fame. Dai grandi proprietari pretendeva la “tassa del brigantaggio” e in cambio garantiva protezione.
Egli distingueva bene la legge dalla giustizia e lui stesso si era nominato protettore della giustizia anche contro la legge.
In uscita a marzo 2010
Titolo: La lingua dei fossi: miseria ed orgoglio di un fuorilegge
Autore: Alessandro Angeli
Editore: Besa editrice
Euro: 10.00
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